Dopo una truffa bancaria, il tribunale ha stabilito che l'operatore di telecomunicazioni deve pagare
Le truffe che coinvolgono falsi consulenti bancari sono in aumento in Francia da diversi anni. In queste truffe consolidate, le vittime ricevono una chiamata apparentemente dalla loro banca e vengono indotte con l'inganno a fornire informazioni sensibili.
Finora, la responsabilità è ricaduta principalmente sulle banche o sui clienti stessi, ma una recente sentenza del Tribunale di Parigi potrebbe cambiare le cose...
Una classica truffa che coinvolge falsi consulenti bancari...
Il caso risale al novembre 2023. Una cliente ha ricevuto una chiamata apparentemente dalla sua banca. Il numero visualizzato corrisponde effettivamente a quello stampato sul retro della sua carta di credito, una tecnica fraudolenta nota come "spoofing". Al telefono, il truffatore si presenta come un consulente incaricato di segnalare un pagamento fraudolento. Per rafforzare la credibilità della conversazione, menziona persino un acquisto recente effettuato dal cliente. Convinta di parlare con una persona affidabile, la vittima segue le istruzioni e inserisce nome utente e password sul telefono. Pochi giorni dopo, scopre che sono stati effettuati due trasferimenti fraudolenti sul suo conto, per un totale di quasi 9.000 euro. Contatta quindi la sua banca per richiedere un rimborso. Tuttavia, la banca rifiuta, sostenendo che il cliente è stato negligente. La vittima ha quindi deciso di adire le vie legali.
L'operatore di telecomunicazioni implicato dalla banca
Nel corso del procedimento, la banca ha scelto di implicare l'operatore telefonico del cliente e, secondo l'istituto, l'operatore avrebbe dovuto impedire la chiamata fraudolenta, poiché il numero visualizzato corrispondeva a quello della banca.
Da parte sua, il Tribunale giudiziario di Parigi ha seguito questo ragionamento e, nella sua sentenza, ha stabilito che la cliente non aveva commesso alcuna "grave negligenza". In particolare, la cliente ha contattato rapidamente la sua banca dopo aver scoperto la frode ed è stata ingannata dalla comparsa del numero ufficiale dell'istituto.
La banca è stata quindi condannata a rimborsare alla vittima 8.861 euro. Ma il giudice va oltre: ritiene che l'operatore di telecomunicazioni debba garantire tale somma alla banca. In altre parole, sarà in ultima analisi l'operatore a dover sostenere il costo della frode.
Una decisione legata alla legge Naegelen?
Questa condanna si basa in gran parte sulla legge Naegelen del 24 luglio 2020. Questa legge impone agli operatori di telecomunicazioni di implementare sistemi di autenticazione dei numeri per rilevare chiamate fraudolente e numeri falsi.
In questo caso, i fatti si sono verificati dopo l'entrata in vigore di tale obbligo. Il tribunale ritiene pertanto che l'operatore avrebbe dovuto essere in grado di identificare lo spoofing e bloccare la chiamata, soprattutto perché il numero in questione apparteneva a un istituto bancario considerato sensibile.
L'operatore, da parte sua, contesta tale interpretazione e ha presentato ricorso, sostenendo che il sistema tecnico era ancora in fase di implementazione in quel momento.
Verso una nuova responsabilità per gli operatori?
Se questa decisione venisse confermata in appello, potrebbe costituire un precedente legale. Gli operatori di telecomunicazioni potrebbero essere chiamati a rispondere più frequentemente in casi di truffe basate sullo spoofing del numero.
Tuttavia, la responsabilità non sarà automatica. I giudici ribadiscono che la vittima non deve aver commesso negligenza grave, come ad esempio la convalida di transazioni di pagamento sospette. Questo caso, tuttavia, segna un cambiamento nel modo in cui la frode bancaria viene affrontata dal sistema giudiziario, ampliando la catena di responsabilità oltre le sole banche e le vittime...
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